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Nuraghi e tombe dei giganti: monumenti sacri come strumento radionico

5 settembre 2013

Archeologia, Misteri

L’uomo contemporaneo – immerso nel cosiddetto benessere – man mano che progredisce nel suo percorso tecnologico perde la propria identità di partecipante al ciclo della vita e della natura. Il suo distacco dalla terra sarà, con il trascorrere del tempo sempre maggiore. Perderà l’uso dei propri sensi; non osserverà più l’evolversi delle stagioni; non guarderà e osserverà i fenomeni celesti e le continue esperienze che gli si presenteranno davanti giorno per giorno; perderà ciò che gli è stato fornito nel momento della sua nascita: una via senza ritorno, privo di ogni essenza creatrice e di contatto con ciò che ci è sempre appartenuto.

 

 

La conoscenza ci insegna che gli uomini che ci precedettero erano costretti a una vita improntata alla sopravvivenza e ricercavano proprio il diretto contatto con la natura per ricevere tutto quello di cui avevano bisogno e soddisfare le loro esigenze e quelle dei propri simili. Camminavano scalzi; sentivano sotto i piedi quella terra vivente che li sosteneva e che gli forniva il cibo; sentivano quella leggera brezza del vento che portava con sé i profumi e gli odori di tutto quello che li circondava, quella stessa aria che portava e conservava dentro di sé voci e rumori lontani; assaporavano il tepore del sole del mattino al suo sorgere e l’aumento del suo calore quando questi si innalzava nel cielo; percepivano dolci carezze e sensazioni a contatto conl’acqua come ad una rinascita nel ventre materno. L’armonia cosmica formata dai quattro elementi era dominante e indispensabile per il compimento della vita terrena e anche di quella successiva. La vita dei nostri antenati si basava sull’osservazione e sull’esperienza – tramandata di generazione in generazione: nulla veniva lasciato al caso, tutto doveva essere strettamente legato con il cielo, con la terra con l’aria e con l’acqua.

 

Sardegna

La sapienza costruttrice esoterica
L’uomo è consapevole di essere un tutt’uno con la natura circostante e proprio attraverso questa sensibilità acquisita a contatto con essa, costruisce la sua dimora terrena. Inizia a realizzare le prime dimore tenendo conto di ciò che il suo corpo avverte, la sua sensibilità gli indica i luoghi migliori da cui trarre beneficio e dove ritemprare il corpo. Nello stesso tempo esprime concetti spirituali e ritualizza le proprie azioni, si sente ancor di più legato a un determinato luogo e crea pertanto il proprio spazio sacro. Tutto le azioni diventano ritualistiche e tutta la sua vita diventa sacra: nulla può essere lontano e distante da questo concetto. Costruire la propria abitazione, il proprio luogo di culto, il proprio luogo di sepoltura diventava sacro, così come trasformare tutti gli atti fisiologici in rituale conferendo loro un valore spirituale. Questa sacralizzazione era fondamentale per l’uomo anche per il successivo passaggio.
Ma quali sono le strade percorse da questi antichi uomini per raggiungere i loro scopi terreni? Oggi sappiamo che per costruire qualunque tipo di edificio era necessario che il luogo possedesse dei requisiti che contemplassero nello stesso momento i quattro elementi, al fine di consentire l’unione di più forze in grado di sostenerli nella vita terrena e di fornire loro, allo stesso tempo, una via tracciata verso l’oltretomba.

 

 

Dall’esame delle costruzioni si desume come i monumenti preistorici siano collocati in punti strategici e particolari, in cui la madre terra emanava un tipo di vibrazione, che si può chiamare in diverso modo a seconda dell’ubicazione geografica e dell’idea filosofica: noi occidentali la definiamo energia, gli orientali prana, chi, ki, ma la sostanza è sempre la stessa ed è in grado di fornire e garantire forza al nostro corpo, armonizzando e migliorando la nostra salute.

 

 

 

 

In contemporanea il monumento viene spesso orientato verso l’alzata o la levata del sole o al suo zenit, oppure viene ubicato in corrispondenza di costellazioni o stelle di riferimento in quel determinato periodo storico e cultuale. Avveniva dunque un matrimonio sacro, una ierogamia tra il cielo e la terra dovuto all’energia della terra che si univa all’energia cosmica del cielo. La terra rappresentava la vita, mentre il cielo la morte e viceversa. Così anche come ripreso da Ermete Trismegisto nel testo esoterico La tavolasmeraldina: “E ciò che è in alto è come ciò che è in basso. Il Sole è suo padre, la Luna è sua madre, il vento l’ha portata nel suo grembo, la Terra è la sua nutrice. Egli sale dalla Terra al Cielo e nuovamente discende in Terra e riceve la forza delle cose superiori e inferiori”.

 

I monumenti, oltre alle due forze del cielo e della terra, venivano altresì rafforzati dagli altri due elementi mancanti: dal fuoco determinato dalla forza provenente dal sole; dall’acqua che scorreva al di sotto dell’impianto architettonico. Si dava pertanto origine a un luogo sacro, che veniva ancor più rafforzato energeticamente dai riti officiati dai sacerdoti-sciamani nelle varie epoche e a secondo delle tradizioni delle varie civiltà, e diveniva a sua voltal’axis mundi o ombelico del mondo.

 

Questo tipo di realizzazione architettonica proveniente dalla notte dei tempi è stata la base di impianto di tantissimi monumenti sacri in tutto il mondo (dalle piramidi egizie, alle piramidi messicane, alle ziqqurat mesopotamiche) ed è stata posta in essere dalle civiltà megalitiche europee e extra-europee: anche importanti monumenti classici latini e greci utilizzarono la stessa metodologia così come le chiese e le cattedrali medievali.

 

La sapienza costruttrice esoterica era una sola e ci accompagna fino ai giorni nostri, modificata a secondo della longitudine e latitudine, dall’evolversi o involversi delle civiltà e dalla influenza delle varie religioni che si sono succedute nel tempo.

 

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Le meraviglie della Sardegna: Civiltà Prenuragica e Nuragica

Senza dubbio appare veramente straordinario ciò che ritroviamo in Sardegna, dove sono stati realizzati decine di migliaia di monumenti, appartenenti alla Civiltà Prenuragica (III-IV millennio a.C.) e Nuragica (II-I millennio a.C.): una quantità enorme di edifici a favore della madre terra e del popolo intero, edificati attraverso la conoscenza di quelle forze misteriose che sono le energie della terra, che unite alle energie cosmiche provenienti dallo spazio hanno dato origine ad una fitta rete energetica globale unica nel suo genere.

 

 

Gli antichi abitatori della Sardegna realizzarono monumenti di straordinarie dimensioni come i Nuraghi (ne troviamo ancora oggi circa 8.000), per lo più a forma troncoconica, realizzati con la sovrapposizione di blocchi di pietre senza l’ausilio di malte, e quindi posizionati a secco, formanti in genere un camera al piano terreno e spesso anche con una scala interna che conduceva ad un’altra stanza al piano superiore. Questi straordinari monumenti alti in origine fino a 26 metri si stagliavano nella meravigliosa e rigogliosa vegetazione formata in gran parte da alberi ad alto fusto. Queste antiche torri sono spesso avvistabili da altre due e così via per tutto il territorio, e sono realizzate seguendo le conoscenze energetico-vibrazionale condivise dalla civiltà dell’epoca. L’uomo verificava con accuratezza che nel terreno ove si intendeva realizzare l’opera architettonica vi fosse la presenza di punti dotati di grande intensità e di forza che fuoriusciva dalla terra e collocava la costruzione esattamente al centro di questa emanazione realizzando le mura perimetrali esterne e quelle interne esattamente sopra il punto in cui correvano delle linee di forza. Nulla era lasciato al di fuori dei punti energetici, tutto doveva essere realizzato in armonia con la terra ed il cielo. All’interno del Nuraghe classico troviamo tre nicchie, la prima nel lato a nord, davanti all’ingresso esposto a sud, le altre due ai lati est e ovest.

 

 

La collocazione del Nuraghe è chiaramente voluta in quanto dava la possibilità al monumento di fungere anche da preciso orologio solare: infatti l’ubicazione dell’ingresso a sud consente al sole al massimo della sua levata – durante i giorni prossimi al solstizio d’inverno – di protendere il suo raggio esattamente nella nicchia posta frontalmente, mentre nel solstizio d’estate il sole al massimo della sua altezza entra dal foro apicale situato nella parte alta del monumento e raggiunge con il suo raggio dorato la solita nicchia, propagando una straordinaria energia al suo interno e creando una sorta di agopuntura della terra che elargisce nuova vita. Immaginate una persona posta all’interno della nicchia nord esposta a questo raggio, questa si illuminerà, mostrando ai presenti un alone tutt’intorno ad essa formante i vari strati costituenti l’aura umana.

 

L’energia viene inoltre rafforzata e potenziata da due passaggi di acqua sotterranea (che attraversano le nicchie laterali e l’asse porta–nicchia nord) che vanno a incrociarsi al centro della costruzione e che alimentano con il loro scorrere un leggerissimo campo elettrico.

 

Il Nuraghe così realizzato, integro e perfetto, diventa una potente antenna ricetrasmittente, in grado di ricevere e trasmettere energia a se stesso e al territorio limitrofo, elargendo benefici e prosperità agli uomini e alla madre natura. Questo matrimonio di energie cosmiche e telluriche favorevoli spesso viene finemente modulato mediante la realizzazione di coppelle, che con la loro conformazione e ubicazione prelevano i flussi provenienti dagli astri.

 

 

Le Tombe di Giganti

Spesso in prossimità dei Nuraghi si trovano le Tombe di Giganti (ne troviamo ancora oggi circa 700): sepolture nuragiche che viste dall’alto rappresentano la forma della testa di un toro, animale sacro adorato in quell’era, simbolo di potenza e fertilità, paredro della Dea Madre. La Tomba di Giganti viene così definita dalla cultura popolare sarda perché considerata (vista la sua dimensione) una sepoltura di un uomo di grandi dimensioni, mentre in realtà è una tomba con inumazioni plurime.

 

Il monumento funerario apogeico è costituito da una camera funeraria coperta e da un’esedra (le corna) fatta da lastroni immessi a coltello nel terreno con una stele centrale avente un portello comunicante con il corridoio tombale, oppure con l’esedra realizzata con l’ausilio di pietrame immesso a secco che si soprappone a filari, con al centro l’apertura per il passaggio dei defunti.

Le Tombe di Giganti – così come ci raccontano Aristotele e i suoi commentatori – erano dei luoghi di culto e di guarigione in cui veniva praticata l’incubazione per fine terapeutico e per i sogni rivelatori della durata rituale di cinque giorni e cinque notti: qui i credenti venivano immersi in un sonno così profondo da togliere la cognizione del tempo.

 

Anche questo genere di monumento è costruito seguendo l’antica sapienza geomantica e rivela immediatamente il suo esatto posizionamento su un luogo di forza estremamente elevato, orientato per la maggior parte dei casi verso est, al nascere del sole.

 

La forza viene irradiata al luogo da due punti: il primo è esattamente dove viene fissata la stele litica o bilitica, centinata e non, o in mancanza di essa, all’inizio del portello d’ingresso. Il secondo punto di minore intensità lo rileviamo all’esatto termine dell’abside tombale. Questi due punti propagano l’energia verso l’interno del corridoio e lungo le panche dell’esedra dove andavano a posizionasi i praticanti il rito e i malati che si trovavano inondati da un flusso di energia benefica portatrice del sogno rivelatore o della guarigione.

 

Anche oggi viene praticata tale terapia: migliaia di persone si recano in questi siti al fine di raggiungere il miglioramento della propria salute o per effettuare delle meditazioni profonde.

Malgrado gli scettici sostengano un effetto placebo delle guarigioni, queste possono avvenire proprio per l’effetto energetico e multi-frequenziale dell’area, dovuto all’emanazione dell’energia sprigionata naturalmente dalla terra e all’influsso cosmico che viene convogliato verso la stele, rafforzato dal solito campo elettrico generato dall’acqua sotterranea che attraversa la Tomba di Giganti. L’aspetto energetico frequenziale nei monumenti volti a oriente viene esaltato nei giorni prossimi all’equinozio di primavera e d’autunno, quando il primo raggio del sole nascente si irradia all’interno del portello, portando un carico dorato di energie cosmiche. Anche in tal caso, come in alcuni Nuraghi, l’architettura funebre si presta a diventare un orologio solare in grado di determinare i cicli stagionali.

 

Quando nei pressi di Tombe di Giganti troviamo menhir o betili, sappiamo con certezza che questi sono stati posizionati nei pressi della sepoltura al fine di ottemperare un intervento riparativo che consente di ovviare a una carenza energetica dovuta a qualche imperfezione realizzativa del monumento. Con l’immissione a coltello dei menhir nella madre terra si riacquista la giusta frequenza, si eliminano le anomalie e si viene a creare quella giusta armonia e purezza che al luogo necessita.

 

I menhir sono i grandi fecondatori della natura: con essi i luoghi vengono bonificati sia per poche decine di metri quadri sino ad arrivate a centinaia di miglia di metri quadri. La lunghezza, il diametro e la tipologia del meridiano della terra che viene interessato ne determina il raggio di azione per l’armonizzazione della zona o del territorio: per migliorarne la qualità frequenziale si aggiungono simboli e coppelle che ne regolano i flussi e lo spettro di azione. Come abbiamo visto nulla è lasciato al caso e il tutto viene potenziato attraverso rituali che imprimono ai luoghi la spiritualità di un popolo attento e cosciente del proprio percorso terreno, proiettato verso il passaggio nell’aldilà.

 

 

Acque sacre

Per finire non possiamo dimenticare alcune strutture sacre presenti in Sardegna dedite al culto delle acque: un fiore all’occhiello della straordinaria civiltà nuragica. Si tratta di monumenti particolari che ai i profani sembrerebbero rivolti alla ricerca dell’acqua sorgiva, tanto preziosa, ma che sono finalizzati alla celebrazione e alla preparazione iniziatica. I Pozzi rappresentano una raffinatezza estetica, ma quello più colpisce è l’aspetto cultuale ed esoterico, indice di una sapienza profonda e straordinaria – con pochi eguali al mondo – che rappresenta il percorso dell’uomo e della sua anima.

 

Il meraviglioso Pozzo Sacro di Santa Cristina di Paulilatino (OR) del X sec. a.C. è forse il più grande e meglio conservato. Realizzato in opera isodoma, con conci di basalto perfettamente lavorati, è composto da un vestibolo da cui parte una scala con 25 gradini che immettono al pozzo circolare, dove vi è il vero centro energetico materiale e spirituale del tempio, che raccoglie all’interno diverse sorgenti d’acqua ed è coperto da una cupola interrata che termina con un foro apicale; il solaio architravato che segue la linea discendente della scala rappresentandone l’immagine virtuale. L’insieme del tempio è racchiuso da una cinta muraria ellittica e visto dall’alto appare a forma di toppa, forse alludendo all’organo generatore della Dea Madre.

 

Il tempio a pozzo era consacrato alla divinità dell’acqua sempre associata alla luna, simbolo del passaggio dalla vita alla morte e dalla morte alla vita, e aveva anche un’importante funzione astronomica sia lunare che solare.
La luna piena, durante il passaggio al meridiano, nell’epoca della sua massima declinazione, corrispondente al solstizio d’inverno (avente un ciclo di 18,61 anni conosciuto dai Babilonesi quattromila anni fa), viene a riflettersi per un breve periodo nello specchio del pozzo.

 

 

Il tempio contiene però una più complessa ideologia: tutta la sua architettura è chiaramente esoterica, sacra e simbolica. Esso è da considerarsi come un riflesso del mondo divino, la copia terrestre di un archetipo celeste e immagine cosmica in cui la scala – che mette in relazione il mondo esterno, quello degli uomini e il regno sotterraneo delle acque – è luogo di passaggio e di discesa ma anche di risalita, perciò via di comunicazione a doppio senso, ascendente e discendente.

Il passaggio deve avvenire per gradi, per stadi cosmici: i gradini segnano le gerarchie e ognuno di essi equivale ad un livello. La scala porta all’acqua generatrice che nasce dalla terra, simbolo di fecondità e l’acqua è sorgente di vita e anche un centro di purificazione. All’interno le immersioni, le abluzioni, le aspersioni avevano una funzione battesimale di rigenerazione del corpo e dell’anima.

 

 

Il sole invece la fa da padrone nel periodo degli equinozi di primavera e d’autunno quando, al massimo della sua altezza, penetra attraverso i suo raggi all’interno del pozzo, creando delle immagini legate alla figura della costellazione di Orione: la persona che scenderà la scala, vedrà la propria immagine capovolta apparire davanti (dovuta ad un effetto di rifrazione sull’acqua della nostra ombra che si rifletterà poi al contrario nella parete del pozzo), come a significare esotericamente il cammino dell’uomo: la vita, la morte e la rinascita che porterà l’anima verso il cielo e verso quella meta precisa.

 

Le stesse scale simbolicamente, e di fatto, presentano delle energie purificatrici e rigeneranti: nella discesa verso l’acqua i primi nove gradini sono a bassa energia (graduale e tendente ad aumentare) e consentono all’uomo di scaricare i propri pesi, le proprie ossessioni e le proprie negatività, mentre i gradini successivi lo ritemprano e lo rigenerano, preparandolo ad ottenere il massimo del beneficio dal contatto con la fonte.

Questo viaggio nel tempo passato deve farci riflettere: le opere dell’uomo creavano armonia e beneficio sia per l’umanità che per l’ambiente circostante. Attraverso quei monumenti – veri e propri circuiti radionici – le antiche civiltà hanno portato a termine la loro missione. Compito di noi uomini moderni è recuperare il vero significato di queste costruzioni, riappropriandoci di quell’antica e sopita sapienza.

 

Curiosità

Radionica e strumento radionico
La radionica è l’energia che agisce a distanza su tutte le cose, inanimate ed animate, e che viene utilizzata in modo particolare per le guarigioni.
È ufficialmente definita come un metodo di diagnosi e cura a distanza mediante l’uso di particolari strumenti congiunti alla facoltà psichica e radiestesica dell’uomo. La radionica è una tecnica straordinaria di riequilibrio energetico.
Lo strumento radionico, invece, è un supporto operativo utilizzato dal radiestesista che gli consente la possibilità di operare a distanza, senza limiti di tempo e di spazio, intervenendo su qualunque sistema vivente e non.

 

 

fonte

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