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I quattro misteriosi “Dischi di Galilea” continuano a far impazzire gli archeologi

24 aprile 2013

Archeologia

I quattro misteriosi “Dischi di Galilea” continuano a far impazzire gli archeologi

Quattro strane piastre circolari di rame, portate alla luce dal gruppo di archeologi che sta conducendo una campagna di scavi nei pressi di una antica necropoli proprio appena ad est del Mare di Galilea, in Israele, continuano a suscitare perplessità negli studiosi.

Qual era il vero scopo di questi dischi di rame? A quale epoca risalgono? Scoperte due anni or sono nella zona di Hippos-Sussita, le lastre risultano tanto indecifrabili che gli archeologi hanno diffuso un appello internazionale per chiedere un aiuto per scoprire il segreto di questi enigmatici ritrovamenti.

hippos-sussita

“I dischi sono stati scoperti nella necropoli di Hippos-Sussita nel corso di diverse indagini”, spiega l’archeologo israelianoMichael Eisenberg dell’Istituo Archeologico Zinman presso l’Università di Haifa l’Università di Haifa e che dirige gli scavi di questo antico sito greco-romano che si affaccia sul Mar di Galilea.

“Nessuno dei reperti è stato trovato durante gli scavi, ma tutti sono stati rinvenuti molto vicino ai sepolcri razziati dai cercatori di tesori. Il primo a trovare i reperti è stato il dottor Alexander Iermolin, conservatore presso l’Istituto di Haifa, grazie all’ausilio di un metal detector. Fino ad allora, i dischi sono stati ignorati anche da noi dato che, a prima vista, sembrano oggetti piuttosto moderni”.

Come riporta popular-archaeology.com, le quattro piastre circolari misurano un diametro di circa venti centimetri e presentano incisioni di un motivo decorativo su quelli che sono stati interpretati come i lati interni, con evidenti graffi di chiodi e un foro al centro di ciascun disco.

Dato che buona parte della necropoli non è stata ancora portata alla luce, al momento risulta impossibile determinare il contesto e l’età delle piastre. Secondo il dottor Eisenberg, la metropoli potrebbe risalire al vasto intervallo di tempo ellenistico-bizantino.

Ma il problema è che le piastre sono state trovate al di fuori delle tombe, quindi risulta difficile stabilirne la provenienza, dato che non possono essere associate ai manufatti circostanti e ai resti umani trovati nei sepolcri.

Eisenberg sospetta che gli oggetti siano stati buttati fuori dai sepolcri dagli antichi tombaroli. “I dischi trovati in Galilea non sono gli unici esemplari esistenti. Attualmente, ne esiste uno conservato presso il Dipartimento del Tesoro israeliano, anch’esso senza contesto”, spiega Eisenberg.

Il mistero rimane dunque aperto. Per svelarne i segreti, è lo stesso Eisenberg a lanciare un appello alla comunità archeologica internazionale: “Qualcun altro ha riscontrato delle lastre simili e, se sì, sono state trovate nelle bare dei sepolcri?”. Auguriamo buona fortuna al ricercatore.

 

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2 Responses to “I quattro misteriosi “Dischi di Galilea” continuano a far impazzire gli archeologi”

  1. Eldon Says:

    Nul doute que Lee sera la batterie et est donn

  2. Kazuko Says:

    Thanks for finally writing about > I quattro misteriosi